Taccuino
Come si pesca laggiù
Tre pagine di appunti sulla costa atlantica del Portogallo. Niente diario di viaggio e niente avventure: solo le cose risapute che ci sono servite per costruire i giochi, messe in ordine e scritte in modo che si leggano in cinque minuti.
Le pagine
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Arte xávega, la rete tirata dalla spiaggia
Una barca dalla prua alta esce oltre la risacca, cala la rete ad arco e torna a riva. Poi si tira, tutti insieme, dalla sabbia.
Nel gioco: Xávega
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Fari e nebbia sulla costa atlantica
L’acqua fredda che risale dal fondo, l’aria tiepida sopra, e in mezzo un banco di nebbia. È lì che un faro fa il suo mestiere.
Nel gioco: Il Faro
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La sardina e la sua stagione
Piccola, argentata, sempre in compagnia. D’estate ingrassa, e a giugno il suo profumo di brace riempie le strade.
Nel gioco: Xávega
Perché un taccuino accanto ai giochi
Un gioco di pesca può essere inventato da cima a fondo, e va benissimo così. I nostri due, però, partono da gesti che esistono: una rete che circonda un pezzo di mare, una luce che fa da riferimento nel buio. Ci è sembrato giusto raccontare da dove vengono, e dire con chiarezza dove il gioco segue la realtà e dove se ne allontana.
Per questo ogni pagina del taccuino finisce allo stesso modo, con un paragrafo che mette a confronto le due cose. In «Arte xávega» scopri che la rete vera si chiude contro la spiaggia e non su sé stessa. In «Fari e nebbia» ammettiamo che un faro non illumina affatto la strada alle barche. In «La sardina e la sua stagione» spieghiamo perché i pesci del gioco si muovono in banco senza che nessuno li guidi.
Come sono scritte queste pagine
Ci siamo dati tre regole semplici.
- Solo cose risapute. Quello che leggi qui si trova in qualunque buona guida o enciclopedia. Non ci sono primati, statistiche o date che non sapremmo dimostrare.
- Nessun «io c’ero». Queste non sono memorie di viaggio. Non troverai aneddoti personali né incontri con pescatori dal nome pittoresco.
- Prudenza sugli animali. Delle specie diciamo l’essenziale, quello su cui i manuali concordano. Per tutto il resto, taglie, periodi e regole di pesca comprese, valgono le fonti ufficiali del posto.
Se trovi un errore, scrivilo a [email protected]: lo correggiamo volentieri.
Otto parole per orientarsi
Nei giochi e in queste pagine tornano alcune parole portoghesi, e un paio italiane meno comuni. Eccole, in breve.
- Arte
- In portoghese, oltre che «arte», vuol dire attrezzo da pesca. «Arte xávega» è dunque, alla lettera, l’attrezzo chiamato xávega.
- Xávega
- La rete a sacco con due ali che si cala dalla barca e si tira dalla spiaggia. Si pronuncia all’incirca «sciàvega».
- Barra
- Il banco di sabbia davanti alla foce di un fiume, dove l’onda si alza e frange. Per estensione, l’ingresso del porto.
- Nortada
- Il vento da nord che soffia d’estate lungo la costa occidentale. Rinfresca l’aria e raffredda il mare.
- Carapau
- Il sugarello. Nel gioco è il pesce dai riflessi dorati, un po’ più grande e più svelto della sardina.
- Farol
- Il faro. Ogni farol ha un ritmo di lampi tutto suo, che permette di riconoscerlo di notte.
- Risacca
- Parola nostra, ma serve: è la fascia vicino a riva dove le onde frangono e tornano indietro. La barca della xávega deve superarla due volte.
- Banco
- Il gruppo compatto in cui nuotano insieme i pesci come la sardina. Non ha un capo: ogni pesce si regola sui vicini.