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Arte xávega, la rete tirata dalla spiaggia

Pubblicato l’ · a cura di Giulia Francesca Moretti

Ci sono reti che si calano al largo e reti che non lasciano mai del tutto la terra. L’arte xávega appartiene alle seconde: è una pesca che comincia e finisce sulla sabbia, con una barca che fa da spola e una spiaggia intera che tira.

Che cos’è, in due parole

«Arte» in portoghese vuol dire anche attrezzo da pesca; «xávega» è il nome della rete. Si pronuncia più o meno sciàvega, e non è un caso se a un orecchio italiano ricorda la sciabica: i dizionari fanno risalire le due parole alla stessa origine araba, un termine che indicava appunto la rete. Anche il principio è lo stesso della sciabica da spiaggia che si usava lungo molte coste del Mediterraneo: circondare un tratto di mare vicino a riva e portare tutto all’asciutto tirando da terra.

In Portogallo questa pesca si lega soprattutto alle lunghe spiagge sabbiose della costa atlantica, dove il fondale scende piano e non ci sono scogli a strappare le maglie. Nomi come Praia de Mira, Vieira, Nazaré o Costa da Caparica tornano spesso quando se ne parla.

Com’è fatta la rete

La rete ha tre parti. Al centro c’è il sacco, dove alla fine si raccoglie il pesce. Ai lati del sacco partono due ali, due lunghe pareti di rete che servono a chiudere il passaggio. E a ciascuna ala è legata una cima, lunga abbastanza da arrivare dalla barca fino alla spiaggia.

In alto la rete è tenuta su da galleggianti, in basso è appesantita perché sfiori il fondo. Messa in acqua, sta in piedi come una staccionata curva, con il sacco nel punto più lontano da riva.

La calata, passo per passo

  1. Si esce. La barca parte dalla spiaggia e deve superare la linea dove le onde frangono. È il momento più delicato. Un capo della prima cima resta a terra, in mano a chi aspetta.
  2. Si cala ad arco. Oltre la risacca la barca piega e comincia a filare in acqua la prima cima, poi un’ala, poi il sacco, poi l’altra ala, disegnando un grande semicerchio.
  3. Si torna. Con la seconda cima a bordo la barca rientra e tocca terra più in là lungo la spiaggia. Ora la rete è un arco con i due capi sulla sabbia.
  4. Si tira. Le due cime vengono recuperate insieme, alla stessa velocità, avvicinandosi poco a poco l’una all’altra. L’arco si stringe, le ali accompagnano il pesce verso il sacco.
  5. Si apre il sacco. Quando arriva sul bagnasciuga, il pescato viene scelto sul posto. Quello che non serve, o che non si può tenere, torna in acqua.

La barca dalla prua alta

La barca tradizionale di questa pesca si riconosce da lontano. Ha il fondo piatto, per potersi arenare e ripartire dalla sabbia, e una prua molto alta e ricurva, quasi una mezzaluna, che serve a montare sull’onda che frange invece di prenderla in faccia. Spesso è dipinta a colori vivaci. Una volta si andava a remi, con molti uomini per banco; oggi di solito c’è un motore.

Anche il lavoro a terra è cambiato. Tirare a mano una rete carica è una fatica enorme: per molto tempo l’hanno fatto file di persone insieme a coppie di buoi, che sono rimaste una delle immagini più note di queste spiagge. Oggi al loro posto lavorano i trattori. Il gesto, però, è lo stesso: due cime che vengono su dal mare, piano, alla stessa andatura.

Che cosa si prende

Pescando vicino a riva e senza scegliere prima, la xávega porta su soprattutto i piccoli pesci che vivono in banco sotto costa: sardine, sugarelli, sgombri. È una pesca stagionale, legata alla bella stagione e ai giorni in cui il mare lascia uscire. E come le altre è soggetta a regole su tempi, quantità e taglie.

Che cosa ne abbiamo fatto nel gioco

In Xávega abbiamo tenuto l’idea e semplificato tutto il resto. Nella pesca vera l’arco si chiude contro la spiaggia; nel gioco lo chiudi su sé stesso, perché su uno schermo piccolo un cerchio si capisce al primo sguardo. La lunghezza limitata della rete c’è davvero: una xávega è lunga quanto è lunga, e il tratto di mare che riesci a circondare dipende da quello. Anche i banchi che scartano quando sentono arrivare la rete non sono un’invenzione: i piccoli pesci di banco reagiscono in fretta a tutto quello che si muove.

Delfino e tartaruga, nel gioco, sono lì per ricordare l’altra metà del mestiere: una rete che circonda non sceglie, e chi la usa deve sapere quando non calarla.