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Fari e nebbia sulla costa atlantica

Pubblicato l’ · a cura di Giulia Francesca Moretti

Chi pensa al Portogallo d’estate pensa al sole. Chi ci va per mare sa che lungo la costa atlantica, anche nei mesi caldi, può capitare di trovarsi in pochi minuti dentro un muro bianco. Non è maltempo: è il modo in cui lì si incontrano l’aria e l’acqua.

Da dove arriva la nebbia

D’estate lungo la costa occidentale soffia spesso un vento teso da nord, che in portoghese ha un nome suo: nortada. Spingendo per giorni nella stessa direzione, questo vento allontana da riva l’acqua di superficie, scaldata dal sole, e al suo posto ne risale altra dal fondo, molto più fredda. È lo stesso fenomeno che rende quel mare così ricco di plancton e quindi di pesce, e che fa rabbrividire chi ci entra a luglio.

Quando sopra quell’acqua fredda passa aria più tiepida e umida, lo strato a contatto con il mare si raffredda e l’umidità condensa: nasce un banco di nebbia basso, che il vento porta verso terra. Per questo la nebbia di mare, su quella costa, si vede spesso al mattino e alla sera, sta attaccata all’acqua e può andarsene in fretta com’è venuta.

A che cosa serve davvero un faro

Viene spontaneo immaginare il faro come una torcia che illumina il mare. In realtà un faro non serve a far vedere l’acqua: serve a farsi vedere. È un punto fermo che dice a chi naviga «la terra è qui».

Per essere utile deve anche farsi riconoscere. Ogni faro ha un suo ritmo di luce — lampi singoli, lampi a gruppi, intervalli di buio di una certa durata — che i naviganti chiamano caratteristica ed è riportato sulle carte nautiche. Contando i lampi e i secondi di buio si capisce quale faro si sta guardando, e quindi dove ci si trova.

Lungo la costa portoghese ce ne sono di molto noti: quello di Cabo da Roca, sul punto più a ovest dell’Europa continentale; quello di Cabo de São Vicente, all’angolo sud-occidentale, dove la costa gira; quello di Barra, vicino ad Aveiro, tra i più alti del Paese; e quello di Nazaré, piccolo, appoggiato su un forte sopra una delle onde più famose del mondo.

Quando la luce non basta

Nella nebbia fitta, però, la luce si ferma dopo poca strada. Per questo molti fari hanno avuto accanto un segnale sonoro: prima campane, poi sirene e corni da nebbia, ciascuno con la sua cadenza, proprio come la luce. Oggi a bordo ci sono radar e strumenti satellitari che fanno gran parte del lavoro, ma luci e segnali restano al loro posto: sono il riferimento che funziona anche quando si spegne tutto il resto.

Il momento difficile: entrare

Per una barca che rientra, la parte più delicata non è il largo, è l’ultimo tratto. Molti porti portoghesi stanno alla foce di un fiume, e davanti alla foce la sabbia si accumula in una barra dove l’onda lunga dell’oceano si alza e frange. Con mare grosso l’ingresso viene chiuso alla navigazione, e chi è fuori aspetta.

Per imboccare il canale giusto si usano spesso due luci messe una dietro l’altra, a quote diverse: quando dalla barca le vedi una sopra l’altra, perfettamente allineate, sei sulla rotta buona; se si separano, stai uscendo dal canale. È un sistema semplice e antico, e funziona proprio perché non chiede di vedere il fondo: chiede solo di tenere d’occhio due punti.

Che cosa c’è di vero nel gioco

In Il Faro ci siamo presi una licenza grossa e dichiarata: lì il fascio illumina la strada, e le barche vedono gli scogli solo quando sono nella luce. Un faro vero non funziona così. Ci serviva però un gesto solo, chiaro, da fare con un dito, e «porta la luce dove serve» lo era.

Altre cose invece vengono da lì. La nebbia che si infittisce con il passare delle ore. Le barche che al buio tirano dritto, perché senza un riferimento si tiene la rotta che si ha. Le onde che spostano la prua proprio davanti all’ingresso. E il fatto che una barca, una volta allineata, vada lasciata andare: chi sta al faro non può accompagnare tutti fino al molo, può solo dare a ciascuno il riferimento giusto al momento giusto.

Nel gioco, quando va male, la barca finisce in secca e basta. Ci sembrava il modo più onesto di raccontare un errore di rotta senza trasformarlo in spettacolo.